Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Bruxelles chiede di forzare le tappe per una ‘unione bancaria’

"Unione bancaria" e' lo slogan del momento. Prevede scelte precise: un sistema europeo di garanzia dei depositi bancari per fronteggiare il rischio di fughe locali dai conti correnti, che possono diventare generalizzate e provocare situazioni di panico su ampia scala; un livello di supervisione ancora piu' centralizzato rispetto al sistema attuale; permettere all'European Stability Mechanism, il Fondo anti-crisi permanente che entrera' in funzione da luglio, di ricapitalizzare direttamente le banche. Da qualche settimana il dibattito su queste mosse e' aperto, manca una proposta
strutturata, ma la Commissione ha gettato tutto il suo 'peso' politico sul tavolo. Su questa linea e' anche il presidente della Ue Herman Van Rompuy. Non e' una strada tutta in salita, ma neppure in discesa. Per quanto concerne il sistema europeo di garanzie dei depositi, e' chiaro che la fuga dai conti correnti in Grecia e in Spagna (per ora limitata, si continua a ripetere) ha certamente
allarmato i governi. Dato che il diavolo sta nei dettagli, si tratta di vedere concretamente che cosa implichi un sistema 'europeo': se e' la messa in comune dei Fondi nazionali e' un conto, se e' solo un semplice coordinamento e' un altro. Il fatto sorprendente e' che solo qualche mese fa, i governi che faticosamente negoziano con l'Europarlamento un compromesso sulla proposta della Commissione presentata quasi due anni fa, in maggioranza si sono finora messi di traverso all'ipotesi di 'europeizzare' questa funzione. Il percorso del sistema comune e' comunque facilitato dal fatto che per lo piu' nell'Eurozona (e nella Ue) i sistemi nazionali di garanzia dei depositi sono gia'
finanziati. 
 La prospettiva di una 'unione bancaria' comporta anche un regime comune per la 'risoluzione' delle crisi, in sostanza regole europee per la gestione del fallimento delle banche con l'obiettivo di mantenere in vita le parti degli istituti che sono fondamentali per l'economia come l'attivita' di
prestito e i pagamenti, liquidando invece il resto. La Commissione presentera' la sue proposte il 6 giugno: anche qui, finora, la maggioranza dei governi aveva respinto l'idea di un regime europeo. E la Commissione aveva deciso di non proporre una scelta piu' radicale per non irritare i governi e non fare anche una brutta figura sapendo di andare incontro a una sonora bocciatura. Infine, un
livello piu' alto di centralizzazione della supervisione finanziaria almeno nell'Eurozona. Argomento delicatissimo vista l'enorme fatica che la Ue deve spendere per trovare compromessi sempre ridotti al minimo quando si tratta di dotare le autorita' di vigilanza finanziaria di nuovi poteri (ultimo il caso delle norme sui requisiti di capitale perattuare le regole di Basilea 3).
  Secondo la Commissione Ue il modello di supervisione e di gestione delle crisi cross-border europeo "non e' stabile' e cio' si e' dimostrato particolarmente nocivo nel contesto
dell'unione monetaria", e' scritto nel rapporto sull'Eurozona pubblica oggi. Questo e' uno dei motivi (non il motivo scatenante comunque) per cui si riduce l'attivita' cross-border delle banche, del loro ritiro entro i confini nazionali. Nasce qui l'idea di forzare la mano sul Fondo anti-crisi: tra il via libera all'uso diretto dei prestiti per le ricapitalizzazioni e l'attribuzione all'Esm dello statuto di banca (per accedere ai finanziamenti Bce), Bruxelles sceglie la prima ipotesi essendo la seconda
condannata in partenza da molti no (a partire da quello del fronte rigorista Germania-Olanda-Finlandia e della Bce).
   Difficile dire se tali proposte saranno accettate dai governi. Certo e' che si tratta di una strategia che piace alla Bce (che l'ha disegnata e sponsorizzata da tempo). In questa fase, ogni mossa politico-istituzionale e/o tecnica che chiarisce la direzione che sta prendendo l'unione
monetaria e devolve al 'centro' sovranita' nazionale in questi ambiti e' destinato a rafforzare la fiducia degli investitori nell'Eurozona. Almeno questa e' l'aspettativa dei responsabili politici piu' avveduti.